Pensare per intrecci: io, mio figlio e la Matrice Ecologica: una riflessione personale tra vita quotidiana e filosofia, per dare voce a un modo diverso di pensare.
Stiamo mangiando insieme. Io penso al dopo cena, a cosa devo fare domani.
Lui invece, all’improvviso, mi parla del futuro, di una situazione che non riesce a rappresentarsi.
Io provo ad aiutarlo come so fare: con una sequenza logica, un “prima” e un “dopo”, una catena di causa-effetto che dovrebbe rassicurarlo.
Ma non funziona. La mia linearità non incontra la sua mente.
Un pensiero che salta, ma non a caso
Lui non procede come me.
Il suo pensiero non segue una linea, ma compie salti, deviazioni, connessioni. Passa da un argomento all’altro con leggerezza, come se i piani della realtà non fossero separati ma intrecciati.
E mi torna in mente una scena in montagna di qualche anno fa.
Il primo giorno avevamo preso la seggiovia per raggiungere la vetta, perché non conoscevamo il percorso.
Il giorno dopo, invece, avevo deciso che saremmo saliti lungo il sentiero: il dislivello non era così impegnativo e pensavo che sarebbe stato bello camminare insieme.
Lui mi ha guardato con serietà e mi ha detto: “No, prendiamo le catenelle…”
Per lui la seggiovia erano diventate le catenelle delle giostre, l’immagine più vicina che aveva per nominare quell’esperienza. Non un errore, ma un ponte. Un modo per trasformare l’ignoto in qualcosa di familiare.
Lo fa spesso: quando incontra una persona nuova, a volte la ribattezza con il nome di qualcun altro che gli somiglia. È il suo modo di dire: “ti riconosco attraverso ciò che già conosco”.
Il pensiero autistico come qualità
Forse è così che funziona il pensiero autistico: non diverso, ma altra forma di intelligenza.
Non una mancanza, ma una modalità che ci ricorda che la realtà non è solo lineare, che il tempo non è sempre una freccia che va da ieri a domani.
È anche un intreccio, un mosaico di connessioni che si illuminano a seconda di dove scegliamo di guardare.
Lasciarsi insegnare dalla complessità
Il valore non è “riportarlo” alla mia logica, ma lasciarmi insegnare dalla sua.
Perché nel suo modo di nominare, di saltare da un piano all’altro, di cercare connessioni, c’è una verità che riguarda tutti: viviamo in una matrice ecologica, non in una linea retta.
Se questo racconto ti ha fatto rivedere il pensiero autistico sotto una nuova luce, condividilo: può aiutare altri a cambiare prospettiva.
