Salvo complicazioni, il seme della fiducia reciproca comincerà a germogliare. Un seme che potrà essere fertilizzato attraverso un sorriso – che comunica apertura, solarità, assenza di intenzioni aggressive – ma anche tramite buone maniere, delicatezza, dolcezza etc.
Un comportamento che in casi estremi può essere definito manipolatorio e che nell’accezione comune richiama il plagio, l’inganno, una perversa abilità nel comunicare per condizionare comportamenti altrui.
Manipolazione che può assumere diverse forme tra le quali: fascinazione e seduzione, proviamo a evidenziarne le differenze:

FASCINAZIONE
Il fascinatore compone sogni, non li crea; le sensazioni che attiva nelle vittime appartengono a loro. Nell’ordine di interazione è a caccia di emozioni e, dopo aver individuato i desideri profondi della sua preda, tocca le sue corde emotive più sensibili dando vita a uno struggente complesso di vibrazioni. Energia che egli usa per alimentare il suo magnetismo e il proprio campo energetico al fine di evocare fascino.
Si tratta di una relazione complementare co-costruita: fascinatore e vittima dove il primo si nutre dei bisogni della seconda. Il fascinatore, rielaborando i bisogni del fascinato, crea uno schermo onirico su cui lo stesso proietterà i propri desideri. La dimensione che si viene a creare ha la consistenza di una bolla di sapone e sprigiona l’intenso potere del sogno che però ha un punto debole: se le promesse non vengono mantenute la bolla esplode e il sogno svanisce.
Quindi da sogno a prigione e la fascinazione da arte di evocare mondi incantati diventa seduzione: arte di dominare con eleganza.
SEDUZIONE
Da figlia di satana, la seduzione è arrivata a rappresentare un raffinato strumento di promozione sociale. Dalla catena seduttiva biblica (il serpente seduce Eva che seduce Adamo etc.), all’azione di sedurre una donna, un nuovo significato che coincide con il contesto sociale e artistico della raffinata corte di Fontainebleau.
Nel settecento la seduzione vive una nuova vita nella nuova società aristocratica e borghese. Le sue arti diventano arti del rapporto sociale e perdono definitivamente l’accezione originaria di avviamento al male per diventare strumento di socievolezza nella forma della civetteria (G. Simmel). Dal latino seducere: condurre in disparte, sottrarre, escludere, dividere. La parola seduzione attiva una cornice in cui qualcuno svia qualcun altro, secondo Aldo Carotenuto, psicanalista junghiano: il seduttore sposta progressivamente il baricentro psichico del sedotto sostituendogli un proprio simulacro, ossia una proiezione di sé stesso per confermare le sue fantasie.
“Nel bisogno di sedurre c’è (latente) il bisogno di esercitare un potere, seppure fascinosamente mascherato.” […] Sedurre significa “…fare breccia nel cuore dell’altro, percepire che per lui diventiamo necessari, riviviamo un’altra condizione radicata in esperienze molto precoci: l’onnipotenza, la divinizzazione di sé stessi, l’elezione di sé al centro dell’universo. Non avrai altro dio all’infuori di me: occorre convertire l’altro a questa religione, farne un devoto, sedurlo.” (A. Carotenuto, 1994)
Ma come si seduce?
Tuttavia, è nell’alterno gioco tra concedersi e negarsi che il seduttore e la sua arte incontrano un limite invalicabile: l’impossibilità di possedere l’oggetto del desiderio è la caratteristica della seduzione, che altrimenti si trasformerebbe in amore o in caso contrario in indifferenza.
Fascinazione e seduzione
hanno una origine comune, entrambe hanno a che fare con la volontà, se non il bisogno di esercitare un potere seppure variamente edulcorato. Il manipolatore (sia fascinatore sia seduttore) tenta di disattivare la soggettività del partner per esercitare un controllo e veicolarlo a sé. Riducendo le vittime a specchio del suo ego le trasforma in fonti di energia con le quali alimentare il proprio potere, o meglio il proprio magnetismo.
Tra superiore e subordinato, tra seduttore e sedotto, tra carnefice e vittima esiste una reciprocità – quando non addirittura un legame collusivo – che conferisce circolarità alla relazione di potere, chiudendone i confini.
Una relazione complementare che trae linfa dall’attiva cooperazione della vittima, la quale mette a disposizione del carnefice la propria energia più o meno consapevolmente.
Il potere coinvolto
Il potere coinvolto in queste pratiche è quello carismatico. Il carisma rende la persona che lo possiede estremamente magnetica e per certi versi pericolosa, poiché le permette di movimentare enormi quantità di energia emotiva.
Il potere carismatico ha una forte componente relazionale perchè una parte del carisma è negli occhi degli individui che lo vedono. (maestro per alcuni e folle per altri)
Muovendosi con leggiadria, il seduttore/fascinatore celebra con/per la sua vittima piccoli ma potenti rituali quotidiani nei quali, fingendo di venerarla, venera sé stesso evocando energie emozionali con cui alimenta il suo carisma.

Lo stato di trance in cui è indotta la vittima crea dipendenza e quando il manipolatore se ne andrà, lascerà dietro di sé un vuoto pericoloso, l’universo emotivo della vittima, rimasto senza centro, imploderà.
Quali sono gli elementi che distinguono queste due pratiche manipolatorie?
- Nella seduzione la vittima è attivamente stimolata attraverso una serie di operazioni manifeste ed esplicite.
Il seduttore mette in luce e offre una parte di sé, evidente e riconoscibile. - Nella fascinazione invece la comunicazione ha carattere allusivo, indiretto e rimanda qualcos’altro non presente sulla scena. Conta molto di più il detto a metà, l’implicito o l’assente che il fascinato dovrà immaginare.
Rispetto alla seduzione, la fascinazione è sottile, impalpabile e proprio per questo maggiormente pervasiva.
Cambiano le promesse implicite: la seduzione dice “mi avrai”, la fascinazione “andremo insieme in un luogo meraviglioso”.
Come fare per non rimanere impigliato in contesti seduttivi/fascinatori?
George Simmel propone un suggerimento:
…senza pericolo possono darsi per intero solo coloro che non possono mai darsi per intero in quanto la ricchezza nei loro animi è in permanente sviluppo.
Significa quindi aver maturato la capacità di gestire autonomamente le proprie energie emozionali e potersi permettere di condividerle con altri realizzando un gioco senza vincitori né vinti.
Tutto sommato credo che nessuno di noi mortali sia immune dall’incontrare un artista di fascinazione o seduzione, restarne vittima – per la mia esperienza – dipende da quanto si è disposti a “vedere” veramente chi ci sta di fronte.
Il punto è che in fondo siamo portati a vedere ciò che vogliamo vedere e giustificare ogni atteggiamento facendo in modo che si configuri con l’idea che ci siamo fatti del nostro interlocutore.
Certamente concordo con il pensiero simmeliano, ma oltre che esseri umani in continuo sviluppo, siamo anche bisognosi di attenzioni e amore. Di conseguenza, se ci capita di essere catturati nella rete di uno di questi “artisti“, speriamo almeno di accorgerci prima che la cicatrice da rimarginare sia troppo grossa.
Tiziano, Venere di Urbino, 1538. Olio su tela, 119×165 cm | Firenze Galleria degli Uffizi
Gustav Klimt, Giuditta II (Salomè), 1909 Olio su tela, 178×45 cm | Venezia, Galleria d’arte Moderna
Ragno, Photo by Jeroen Bosch on Unsplash
bibliografia:
Comunicare interagendo, i rituali della vita quotidiana: un compendio.
I rituali di seduzione e fascinazione (Roberto Fioretto)

Buongiorno.
Si può scrivere Fascinazione seduttiva?
Grazie.
LALA
Beh, dipende dall’uso che se ne fa e dal significato che gli si vuole attribuire. Nella fascinazione la comunicazione allude a qualcosa e rimane in una sfera quasi onirica e di rappresentazione di una possibilità, non ha ancora legato l’altro a sé. La seduzione è ad uno step successivo, il seduttore ha già coinvolto l’altro (attraverso la fascinazione) e crea – manipolando – una sorta di dipendenza. Un “gioco” al rialzo. In “Fascinazione seduttiva”, seduttiva diventa aggettivo della fascinazione (sostantivo) la qualifica? Licenza poetica? ?
SI’
Ebbè….!!!!!!