Privacy Policy Riflessione sul modo di fare giustizia - Francesca Sartorato
Le domande con cui ci siamo lasciati prevedevano una riflessione sul modo di fare giustizia, prendendo come spunto il primo libro della Repubblica di Platone.

Proseguiamo. Se pensando di fare giustizia maltrattiamo qualcuno, la nostra stessa giustizia si compromette, noi stessi compromettiamo la nostra virtù agendo secondo il contrario di quella virtù.

Come abbiamo visto la giustizia è la virtù di una persona non una equazione, riguarda il come si affrontano le situazioni.

Come faremo a ripristinare, a ridare potere al giusto che è in ciascuno di noi dopo essere stati segnati dal male?

Ogni volta che siamo toccati dal male la nostra capacità di giustizia si indebolisce, siamo meno capaci di fare giustizia in senso costruttivo e tendiamo a spostarci dall’altra parte, nel senso di restituzione pura del male ricevuto.

Un indebolimento che riguarda anche la vittima che colpita perde la propria capacità di fare del bene. Più il colpo subito è pesante più la vittima sente il bisogno di chiedere vendetta, punire e sanzionare chi l’ha offeso.

È una lezione legata all’indebolimento della virtù della giustizia.

Quello che accade è che il potere di vendicarsi della vittima le viene tolto e passato alle istituzioni, in questo modo però lei subirà anche una sottrazione di potere. Se vogliamo restituire potere alla vittima dovremmo dargli la possibilità di essere soggetto attivo e non passivo. Ma attivo in cosa?

Vendicarsi? Dare la possibilità alla vittima di ripristinare la virtù della giustizia dentro di sé?

Il nostro sistema penale tratta le vittime come oggetti di cura: soggetti passivi di bene come prima lo sono stati di male. Ora però ci si comincia a rendere conto che hanno dei bisogni. Tuttavia, se prevediamo che alla vittima venga restituito il potere che gli è stato sottratto, parliamo di potere del giusto, di fare giustizia, non rimettere in circolo il male.

Una sfida culturale importante perché, tra le chiavi di interruzione della catena del male e troncare il circuito, ce l’ha la vittima…

Il male ha un doppio effetto, indebolisce la capacità di giustizia di entrambi: chi offende e chi è offeso, su questo Platone ci invita a riflettere:

  • Attenzione a non rendere ingiusto il giusto, a non infangare la virtù, a non compromettere la giustizia dove c’è.
  • Spostiamo lo sguardo sulla vittima che ha bisogno di recuperare la stima di sé, di comprendersi come persona che non è costretta ad agire il male.

È il grande tema della giustizia riparativa; il nostro agire abituale (sistema penale) di fare giustizia è vendicare attraverso sanzioni di vario tipo.

Ma replicare il male corrode la nostra giustizia personale.

Quando si utilizza male o violenza come strumento per risolvere male o violenza, si inquina, si aumenta il carico di male non solo fuori ma anche in noi stessi.

Caricandoci di pena saremo meno capaci di fare giustizia:
e dunque non può essere prerogativa del giusto il recare danno. Né ad un amico né ad un nemico né a chiunque altro; lo sarà semmai del suo contrario, ossia dell’ingiusto […] non è dunque saggio chi sostiene che la giustizia consiste nel rendere a ciascuno quel che gli spetta, e con ciò intende che l’uomo giusto deve restituire male per male ai nemici e bene per bene agli amici. Costui invero non dice la verità, perché a noi è risultato chiaro che in nessun caso è giusto fare del male a qualcuno”.

Questa è la conclusione di Platone, emerge l’idea che quando agiamo a qualunque titolo il male compromettiamo non solo gli altri ma anche noi stessi, e nella convinzione di fare giustizia, inneschiamo meccanismi del bene personale e sociale, la virtù della giustizia compromessa indebolisce persona e struttura sociale.

Platone ci mette in guardia sul ritenere di fare giustizia riequilibrando il peso su piatti di una bilancia, abbiamo capito non è possibile.

Ci rimangono ancora delle domande: quali possibilità abbiamo visto che il male non lo possiamo estirpare e le sottrazioni sono fisiologiche?

Che cosa possiamo fare individualmente e socialmente?

Se pensiamo al nostro sistema penale probabilmente desistiamo subito immaginando che la cosa sia oltre la nostra portata. Non è questo il motivo per cui ho deciso di affrontare questo tema.

Anche se non ci sembra possibile ognuno di noi ha il potere di mettere in atto dei cambiamenti nella propria vita e conseguentemente nella vita della propria comunità, e se anche non daranno risultati immediati, contribuiranno a rendere il nostro mondo più vivibile.

Pensiamoci!

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